PAGAMENTI PA, ALLENTA LA STRETTA PER I PROFESSIONISTI
L’emendamento al DL Fiscale, approvato dalla Commissione Finanze del Senato, reintroduce una soglia di 5.000 euro per l’attivazione del blocco dei pagamenti dovuti ai professionisti dalla Pubblica Amministrazione. Per il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Giovanni Esposito: «Un passo avanti, ma permangono criticità che richiedono un intervento strutturale»
Roma, 18 maggio 2026 – «Bene, ma non basta». Così il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Giovanni Esposito, commenta l’emendamento al DL Fiscale (AS 1852), approvato dalla Commissione Finanze del Senato, che modifica il meccanismo di verifica della regolarità fiscale dei professionisti nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. La nuova previsione allenta la stretta introdotta nei mesi scorsi, ma non elimina del tutto le criticità già segnalate dalla categoria. La modifica, destinata ad entrare operativa dal prossimo 15 giugno, introduce una soglia di debito pari a 5.000 euro per far scattare il blocco dei pagamenti ai professionisti. In base al nuovo testo, la misura potrà essere attivata soltanto in presenza di cartelle esattoriali non pagate per un importo complessivo pari o superiore a tale soglia. La disciplina originaria, invece, prevedeva il blocco dei pagamenti e la compensazione coatta per debiti iscritti a ruolo di qualunque ammontare, con effetti potenzialmente sproporzionati anche in presenza di pendenze minime.
Per il CNPI si tratta di un correttivo importante, perché evita che irregolarità di modesta entità possano tradursi automaticamente nella sospensione di compensi maturati a fronte di prestazioni professionali già rese. Tuttavia, resta aperto il nodo di fondo: il compenso professionale non è una mera disponibilità finanziaria, ma rappresenta il corrispettivo di un’attività svolta e, in molti casi, la principale fonte di sostentamento del professionista e della sua famiglia. «Certamente – spiega Esposito – l’inserimento di una soglia di sbarramento corregge una parte della disparità di trattamento che avevamo già evidenziato con forza. Ma il problema non può dirsi risolto: occorre evitare che il professionista, solo perché titolare di un credito verso la PA, sia esposto a un meccanismo automatico di trattenuta privo di adeguate garanzie e non proporzionato alla concreta situazione debitoria». Pur muovendo dall’obiettivo legittimo di rafforzare l’efficacia della riscossione nei confronti dei contribuenti morosi, la misura continua a sollevare profili delicati sul piano della tutela dei diritti dei professionisti. L’intercettazione automatica del compenso a soddisfazione del credito erariale incide direttamente sul diritto al lavoro, tutelato dall’articolo 35 della Costituzione, e rischia di determinare una disparità rispetto al lavoro dipendente, per il quale esistono limiti e soglie di salvaguardia a protezione del reddito necessario al sostentamento.
Il CNPI ritiene quindi necessario un intervento ulteriore, capace di bilanciare in modo più equilibrato le esigenze di riscossione dello Stato con la tutela del lavoro autonomo professionale. In particolare, andrebbero previste garanzie procedurali chiare, criteri di proporzionalità, tempi certi di verifica e forme di salvaguardia del compenso, soprattutto quando il credito vantato dal professionista deriva da incarichi pubblici già eseguiti e regolarmente conclusi. «Serve – conclude Esposito – una disciplina più organica, che non si limiti a correggere gli effetti più evidenti della norma, ma riconosca la specificità del lavoro professionale e assicuri certezza nei rapporti economici con la Pubblica Amministrazione. I professionisti devono poter collaborare con lo Stato senza il rischio che il loro compenso diventi oggetto di automatismi penalizzanti e non adeguatamente calibrati».
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